Da rifiuto a materia prima: breve storia del riciclo dei cartoni per bevande
Come i cartoni asettici sono passati da un'invenzione svedese degli anni '50 a un tasso di riciclo europeo del 51% — e il ruolo del PolyAl nel prossimo decennio.

I contenitori in cartone per bevande e alimenti di tipo asettico furono sviluppati in Svezia tra gli anni '50 e '60. I cartoni erano inizialmente destinati solo al latte, per poi espandersi presto a succhi, zuppe, vino e bevande vegetali. Nel 1990 venivano immessi sul mercato miliardi di cartoni ogni anno — e quasi tutti finivano in discarica.
La prima ondata: il riciclo della carta (anni '90)
L'industria europea della cellulosa fu la prima a riconoscere che i cartoni per bevande contenevano circa il 75% di cellulosa a fibra lunga di alta qualità. Cartiere specializzate iniziarono ad accettare i cartoni come fonte di fibra: Stora Enso (Finlandia/Svezia), Saica (Spagna), Smurfit Kappa, M-real, Lucart (Italia). Entro il 2000, decine di cartiere europee erano in grado di ripolpare i cartoni.
Il problema dello scarto (2000–2015)
Il recupero della cellulosa lasciava dietro di sé un fango umido di polietilene e foglio di alluminio — lo scarto PolyAl. La maggior parte veniva inviata a cementifici o a impianti di valorizzazione energetica. La fibra veniva riciclata; la frazione polimero-alluminio no. I critici del settore chiamavano questo fenomeno "downcycling".
La svolta del PolyAl (2015–2024)
Sono emerse in parallelo tre vie pionieristiche:
- Compounding meccanico — pioneristico nei Paesi Bassi (Recon Polymers, 2014) e raffinato in Spagna (rete partner GetPolyal) e Repubblica Ceca (Plastigram, linea di Sokolov). Il PE e l'Al restano insieme come un unico materiale composito.
- Separazione meccanica — Palurec GmbH, fondata dai principali produttori di cartoni per bevande, ha aperto un impianto a Hürth (Germania) nel 2021, producendo pellet di PE e granulato di alluminio separati.
- Pirolisi e riciclo chimico — diversi riciclatori chimici in Europa accettano lo scarto PolyAl come alimentazione per gli steam cracker.
I numeri nel 2026
- ~950.000 t/anno di cartoni per bevande venduti nell'UE
- 51% riciclato nel 2019, obiettivo 70% entro il 2030 secondo il PPWR
- ~240.000 t/anno di scarto PolyAl potenzialmente disponibile
- ~80.000 t/anno attualmente trasformate in pellet PolyAl e prodotti equivalenti
- Le restanti ~160.000 t/anno destinate ancora al recupero energetico — l'opportunità di crescita
Cosa ci aspetta
- Nuovi impianti PolyAl in costruzione in Spagna, Italia, Francia, Polonia
- Impegno del settore a riciclare il 90% dei cartoni (ambizione a lungo termine)
- Le quote di contenuto riciclato del Regolamento UE su imballaggi e rifiuti di imballaggio (PPWR) generano domanda
- Le vie di purificazione a base di solvente (SDP) potrebbero aprire applicazioni a contatto alimentare entro il 2030
Dalla discarica al pellet industriale certificato ISCC PLUS in circa dodici anni — il riciclo dei cartoni per bevande è una delle silenziose storie di successo dell'economia circolare in Europa.
